Pedagogia, Italia post-unitaria
Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani
La frase “Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani” (attribuita spesso a Massimo D’Azeglio) esprime proprio l’idea che, una volta unificato il territorio politicamente, fosse necessario creare un’identità nazionale condivisa attraverso l’educazione, la cultura e la scuola.
Vediamo come questa idea si riflette nel pensiero pedagogico di Cuoco, Mazzini, Rosmini e De Amicis
Contesto generale
Dopo l’Unità d’Italia, la popolazione era divisa da:
- differenze linguistiche (dialetti);
- forti disuguaglianze economiche e sociali;
- diverse tradizioni regionali e religiose.
Per costruire una coscienza nazionale, la scuola e la pedagogia diventano strumenti decisivi: si dovevano “fare gli italiani”, cioè formare cittadini consapevoli, morali e patriottici.
Vincenzo Cuoco (1770–1823)
- Filosofo e pedagogista pre-unitario.
- Nell’“Saggio storico sulla rivoluzione napoletana” e negli scritti pedagogici, Cuoco sostiene che l’educazione deve nascere dal popolo e dalla sua storia.
- Critica l’imitazione cieca dei modelli stranieri (come la Rivoluzione francese) e propone una pedagogia nazionale, fondata su:
- tradizioni italiane,
- lingua comune,
- formazione morale e civile.
- In ottica post-unitaria, Cuoco rappresenta la radice di quell’idea che l’Italia si costruisce educando al senso di appartenenza.
In sintesi: educazione come strumento per creare una coscienza nazionale autonoma.
Giuseppe Mazzini (1805–1872)
- Figura chiave del Risorgimento e fondatore della Giovine Italia.
- Per Mazzini, l’educazione è dovere e missione morale: deve formare cittadini responsabili e dediti al bene comune.
- La scuola, secondo lui, deve:
- educare alla virtù, alla patria e al lavoro;
- unire religione e moralità in un sentimento laico ma spirituale;
- formare il cittadino repubblicano, pronto a sacrificarsi per la nazione.
“Fare gli italiani” per Mazzini significa educare alla coscienza civile e alla responsabilità morale verso la patria e l’umanità.
Antonio Rosmini (1797–1855)
- Filosofo e sacerdote, autore de “La filosofia del diritto” e “Della educazione cristiana”.
- Rosmini mette l’accento sulla formazione morale e religiosa della persona come base della società civile.
- L’educazione deve partire dalla dignità della persona umana, creata a immagine di Dio, e sviluppare:
- la libertà interiore,
- la coscienza morale,
- la responsabilità sociale.
“Fare gli italiani”, per Rosmini, significa educare uomini moralmente retti e spiritualmente liberi, in cui la religione cristiana e la vita civile si armonizzano.
Edmondo De Amicis (1846–1908)
- Scrittore e pedagogo, autore del celebre “Cuore” (1886).
- In Cuore, la scuola è vista come laboratorio di italianità: un luogo dove bambini di regioni e classi sociali diverse imparano a sentirsi parte di un’unica nazione.
- L’educazione deve promuovere:
- patriottismo e solidarietà;
- disciplina, rispetto, compassione;
- uguaglianza tra i cittadini.
De Amicis rappresenta il momento in cui la pedagogia nazionale diventa popolare e affettiva, capace di “fare gli italiani” non solo attraverso le leggi, ma attraverso il cuore e la coscienza morale.

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