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la meglio gioventù

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  La trama de La meglio gioventù Il film segue la vita della famiglia Carati dal 1966 ai primi anni Duemila , concentrandosi soprattutto sui due fratelli: Nicola Carati , studente di medicina, sensibile e idealista Matteo Carati , suo fratello maggiore, introverso, inquieto e incapace di trovare un posto nel mondo La storia inizia con il tentativo dei due di aiutare Giorgia , una ragazza con problemi psichiatrici rinchiusa in un istituto. Questo evento segna profondamente entrambi, ma in modo opposto: Nicola continua a credere nell’impegno umano e sociale Matteo si chiude sempre più, fino a scegliere l’isolamento Nel corso degli anni: Nicola partecipa all’ alluvione di Firenze , si impegna politicamente, diventa psichiatra e costruisce una famiglia Matteo entra nell’esercito, vive relazioni difficili e precipita in una solitudine sempre più profonda Le loro vite si intrecciano con i grandi eventi della storia italiana (Sessantotto, terrorismo, anni di piombo), ma i...

Sociologia, devianza

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  Devianza, carriera deviante e criminalità    Il concetto di “carriera deviante” è uno dei temi centrali della sociologia della devianza e della criminalità , e deriva in particolare dall’approccio interazionista e costruzionista sviluppato nella seconda metà del Novecento (soprattutto negli Stati Uniti). 1. Che cos’è la “devianza” In sociologia, devianza indica un comportamento che viola le norme sociali , cioè le regole condivise che stabiliscono ciò che è accettabile o inaccettabile in una data società. Non coincide sempre con la criminalità , perché: la criminalità riguarda la violazione delle leggi scritte (norme giuridiche) 2. La “carriera deviante” (Howard Becker) Il concetto di carriera deviante è stato elaborato da Howard S. Becker nel suo celebre libro Outsiders (1963). Becker, appartenente alla Scuola di Chicago, si concentra su come una persona diventi “deviante” nel tempo, attraverso interazioni sociali . Egli distingue diversi momenti...

Pedagogia, Italia post-unitaria

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  Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani   riguarda un passaggio fondamentale della pedagogia italiana post-unitaria , cioè la formazione del cittadino italiano dopo l’unificazione del 1861. La frase “Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani” (attribuita spesso a Massimo D’Azeglio ) esprime proprio l’idea che, una volta unificato il territorio politicamente, fosse necessario creare un’identità nazionale condivisa attraverso l’educazione, la cultura e la scuola. Vediamo come questa idea si riflette nel pensiero pedagogico di Cuoco, Mazzini, Rosmini e De Amicis   Contesto generale Dopo l’Unità d’Italia, la popolazione era divisa da: differenze linguistiche (dialetti); forti disuguaglianze economiche e sociali; diverse tradizioni regionali e religiose. Per costruire una coscienza nazionale , la scuola e la pedagogia diventano strumenti decisivi: si dovevano “fare gli italiani”, cioè formare cittadini consapevoli, morali e patriottici.   Vincenzo Cuoco...

Sociologia, controllo sociale

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  controllo sociale In sociologia, il controllo sociale è un concetto fondamentale che indica l’insieme dei meccanismi, delle istituzioni e delle pratiche attraverso cui una società cerca di regolare i comportamenti degli individui affinché si conformino alle norme, ai valori e alle aspettative sociali . Definizione generale Il controllo sociale serve a mantenere l’ordine e la coesione sociale : senza di esso, i comportamenti devianti o antisociali potrebbero compromettere la stabilità del gruppo o della società nel suo insieme. In altre parole, è il modo in cui la società “controlla” se stessa .   Tipi di controllo sociale Controllo sociale informale È esercitato nelle interazioni quotidiane , in modo spontaneo e non codificato. Strumenti: approvazione, disapprovazione, lode, derisione, esclusione sociale, vergogna, senso di colpa. Esempio: una persona che si veste “in modo strano” può essere guardata male o derisa, e questo può indurla ad adeguarsi. Con...

Pedagogia, infanzia

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L'infanzia    Parlare dell’ infanzia in pedagogia significa affrontare uno dei temi fondamentali della riflessione educativa: chi è il bambino , come cresce , e quale ruolo ha l’educazione nel suo sviluppo.  1. L’infanzia come costruzione storica e culturale Nella pedagogia moderna si considera l’infanzia non solo come una fase biologica della vita , ma anche come una costruzione sociale e culturale . Nell’antichità e nel Medioevo, il bambino era visto spesso come un “piccolo adulto”: non esisteva un’idea autonoma dell’infanzia. A partire dal XVII–XVIII secolo , con autori come John Locke e Jean-Jacques Rousseau , nasce una nuova visione del bambino : Locke parla della “ tabula rasa ”: il bambino nasce privo di idee innate e si forma con l’esperienza e l’educazione. Rousseau, nel suo Émile ou de l’éducation (1762), vede l’infanzia come una fase naturale e preziosa , con bisogni propri e tempi che vanno rispettati. Da allora, l’infanzia non è più vista com...

Sociologia, disordine

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  disordine e cambiamento  parliamo di disordine e cambiamento secondo la sociologia , due concetti strettamente collegati. In sociologia, il disordine non è solo “caos” o “confusione”, ma può essere visto come un momento necessario di trasformazione del sistema sociale. Il cambiamento sociale è infatti uno dei temi centrali della disciplina fin dalle sue origini.  1. Disordine: crisi, conflitto e trasformazione Il disordine sociale indica la rottura temporanea dell’equilibrio in una società: norme, valori o istituzioni non riescono più a mantenere la coesione e si crea instabilità . Diversi sociologi lo hanno interpretato in modi differenti:  Émile Durkheim (1858–1917) Parlava di anomia , una condizione in cui le norme sociali si indeboliscono e gli individui non sanno più come comportarsi . L’anomia emerge nei periodi di rapido cambiamento economico o culturale (come l’industrializzazione). Per Durkheim, il disordine è pericoloso , ma anche rivelat...

Antropologia, convivenza

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  convivenza e intercultura    Parliamo di convivenza e intercultura dal punto di vista antropologico , cioè secondo la disciplina che studia le culture umane nella loro diversità e nelle loro relazioni.  1. Convivenza: il vivere insieme nella diversità In antropologia, la convivenza non è solo la coesistenza fisica di persone diverse nello stesso spazio, ma un processo sociale e culturale complesso. Significa costruire relazioni quotidiane tra individui e gruppi portatori di valori, credenze e pratiche differenti . Convivenza multiculturale : indica una situazione in cui diverse culture coesistono ma senza interagire realmente . Ognuna mantiene i propri confini, spesso con rapporti limitati tra i gruppi (come nei quartieri etnici delle grandi città). Convivenza interculturale , invece, presuppone scambio, dialogo e trasformazione reciproca . Non si tratta solo di “tollerare” la differenza, ma di costruire legami e trovare significati comuni . L’antro...